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14 Apr 14 - Finisce l’era di Xp: cambiare SO diventa indispensabile

Scritto da: Fabio Mele - Letto 2.870 Volte

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Xp va in pensione. Foto flickr by SFSD Technology Help Desk, licenza CC BY.

La data dell’8 aprile 2014 non è una data qualunque, ma resterà negli annali dell’informatica come il giorno che ha sancito la fine di Windows Xp, il sistema operativo più longevo mai esistito, lanciato nel lontano 2001, dopo tredici anni di “onorata carriera”.

Già da mesi Windows aveva avvisato tutti gli utenti di prepararsi alla svolta epocale, annunciando che da quel momento in poi non sarebbero più stati prodotti nuovi aggiornamenti per questo sistema operativo ed invitando esplicitamente al cambiamento.

E così è stato: l’ultimo aggiornamento dell’8 aprile è stato il “Patch Tuesday”, dopo di ciò, Xp va ufficialmente in pensione. Cosa comporta questo cambiamento? Finché non arriveranno almeno i successivi aggiornamenti nel mese di maggio, probabilmente nulla. In seguito, però, sarà molto più semplice studiare le vulnerabilità di un sistema abbandonato dai suoi creatori in balia di se stesso ed una volta scoperti nuovi punti deboli, il sistema operativo diventerà facilmente attaccabile e preda di hacker e malintenzionati in genere, che potranno trovare terreno fertile sfruttando i buchi non più coperti per attaccare indisturbati e fare razzia di dati. Anche perché, essendo stata ufficialmente annunciata la fine di questi aggiornamenti, molti più hacker si concentreranno su quello che diventa di colpo il sistema operativo più facilmente attaccabile del mondo, moltiplicando gli sforzi per scovare porte di accesso e rubare dati di ogni genere e tipo. Ogni falla scoperta nel sistema, infatti, non sarà più coperta.

La situazione può sembrare sotto controllo, ma in realtà è un problema che interessa da vicino moltissimi privati e ancor di più moltissime aziende, se si tiene conto che nel complesso i computer che ancora “girano” su sistema operativo Xp sono ben il 22%.

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Windows 8.1 è il nuovo che avanza. Foto flickr by vernieman, licenza CC BY-SA.

Quasi contemporaneamente, è diventato disponibile Windows 8.1, con la ricomparsa in basso a sinistra del tasto “Start”, tanto compianto dagli addetti ai lavori su pc e laptop. Probabilmente non si tratta di pura casualità, ma di un piano ben studiato per far sì che tutti coloro che finalmente abbandoneranno il sistema Xp possano essere accolti dal nuovissimo 8.1. L’obiettivo dichiarato, del resto, è quello di modernizzare in toto l’intera infrastruttura attuale dell’Information Technology, che nel 2014 non può ancora essere basato per il 22% su un sistema operativo vecchio di tre lustri, per quanto affidabile possa essersi dimostrato nel tempo. È necessario svecchiare non solo l’hardware, ma anche il parco software e guardare avanti.

L’unica soluzione, infatti, è almeno quella di aggiornare il sistema operativo, abbandonando Xp verso il più nuovo Windows 8.1 o per lo meno verso un non obsoleto Windows 7, cambiando anche l’hardware se il computer non riesce a supportarli. Il Seven del resto risulta essere oggi il sistema più utilizzato al mondo con il 47% degli apparecchi totali, mentre Windows 8 è fermo ad appena il 7%. Le alternative sono alcuni sistemi operativi open source con Ubuntu e Peppermint su tutti, oppure cambiare completamente anche l’hardware fisico per passare alla concorrenza Apple. La casa di Redmond ha valutato l’opportunità di correre il rischio, anche perché a ragion veduta è molto più facile che un fedelissimo di Windows (cosa altro è, se ha mantenuto Xp per 14 anni?) possa passare ad un altro sistema Windows, piuttosto che ad altri sistemi di cui probabilmente conosce poco o nulla.

Una cosa è certa: si può discutere sulle modalità con cui è stato gestito il tutto o su quale sistema operativo convenga installare ad un utente “di vecchia data”, ma cambiare è indispensabile ed è l’unica cosa da fare per evitare spiacevoli sorprese nel prossimo futuro.

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