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	<title>WebMaster Republic</title>
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	<description>La Repubblica dei Webmaster Italiani</description>
	<lastBuildDate>Fri, 24 May 2013 06:49:45 +0000</lastBuildDate>
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<br><br>	<item>
		<title>Arriva il “temuto” Google Penguin 2.0</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 06:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo tante voci, arriva ufficialmente l&#8217;aggiornamento Google Penguin per i risultati di ricerca, che porterà ad alcuni cambiamenti nell&#8217;ordine delle SERP. Si è discusso a lungo sull&#8217;impatto di questo aggiornamento, tanto che molti l&#8217;hanno definito “semplicemente” un “Google Penguin 1.2”, ma a fugare ogni dubbio è lo stesso “capo dell&#8217;anti-spam” Google, Matt Cutts, che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo tante voci, <strong>arriva ufficialmente l&#8217;aggiornamento Google Penguin per i risultati di ricerc</strong>a, che porterà ad alcuni cambiamenti nell&#8217;ordine delle SERP.</p>
<p>Si è discusso a lungo sull&#8217;impatto di questo aggiornamento, tanto che molti l&#8217;hanno definito “semplicemente” un “Google Penguin 1.2”, ma a fugare ogni dubbio è lo stesso “capo dell&#8217;anti-spam” Google, Matt Cutts, che ha annunciato il nome di <strong>Google Penguin 2.0</strong> in un post su Twitter alcuni giorni fa.</p>
<p><a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/05/penguin1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-279" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/05/penguin1-300x174.jpg" alt="" width="300" height="174" /></a></p>
<p>L&#8217;obiettivo principale della nuova release di Google è quello di continuare a combattere lo spam, quindi i tempi diventano sempre più duri per i cosiddetti “black hat SEO”, i SEO che utilizzano metodi “poco puliti” nell&#8217;improvement dei siti all&#8217;interno della SERP.</p>
<p>Ancora non sappiamo bene quali siano i cambiamenti che l&#8217;algoritmo subirà, ma delle informazioni le possiamo ricavare da quanto dichiarato finora dallo stesso Cutts. Si tratterebbe di una nuova generazione di algoritmi che non si fermerebbero a guardare soltanto la home page, ma scandaglierebbe i siti molto più in profondità aumentando le possibilità di impatto nelle SERP.</p>
<p>In un <a href="http://www.mattcutts.com/blog/penguin-2-0-rolled-out-today/" target="_blank">recentissimo post</a>, Cutts ha fornito poi ulteriori informazioni dichiarando avvenuto il lancio del Penguin 2.0, che al momento copre però copre però solo il 2-3% delle ricerce, in attesa di una copertura più larga.</p>
<p>Ecco la traduzione delle parole di Cutts nel post:</p>
<p>“Abbiamo cominciato a implementare la nuova generazione di Penguin questo pomeriggio (<strong>22 maggio 2013</strong>), il lancio è completo. Circa il 2-3% delle query inglesi e americane sono soggette a cambiamenti che un utente potrebbe notare. Il cambiamento è avvenuto anche per tutte le altre lingue del mondo. L&#8217;intervento del nuovo Penguin varia da lingua a lingua, ad esempio, le lingue con più spam si ritroveranno un maggiore impatto. Questo è il quarto update di Penguin che Google ha fatto, ma dal momento che questo è un aggiornamento agli algoritmi (e non solo un aggiornamento di dati), lo abbiamo chiamato Penguin 2.0 tra gli addetti ai lavori. Per maggiori informazioni su ciò che potrete aspettarvi nei prossimi mesi, potete vedere il video pubblicato di recente”.</p>
<p>Ed ecco il <strong>video a cui Cutts fa riferimento:</strong></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/xQmQeKU25zg?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Cosa si dice, in breve, se non avete dimestichezza con l&#8217;inglese, ve lo diciamo qui.</p>
<p>Il nuovo Penguin è disegnato appositamente <strong>contro lo spam di tipo “black hat”</strong>, vale a dire tutta quella sfera di operazioni non propriamente ben volute da Google perchè in sostanza trucchi utilizzati per aggirare “le regole del gioco”, come ad esempio:</p>
<p>-        testo nascosto;</p>
<p>-        link spamming;</p>
<p>-        scambi link eccessivi;</p>
<p>-        link building di scarsa qualità.</p>
<p>Ecco perchè al contrario i SEO “White hat”, cioè quelli che hanno rispettato le regole puntando all&#8217;indicizzazione legata ai fattori qualitativi, non dovrebbero temere l&#8217;aggiornamento.</p>
<p>Scopriremo solo a distanza di qualche mese l&#8217;impatto reale sulla SERP del nuovo Penguin 2.0, quando le ricerche saranno interamente coperte dal nuovo algoritmo. Anche perchè, come ha sottolineato Cutts, gli effetti potranno variare da lingua a lingua.</p>
<p>Una cosa è certa, è definitiva la caccia ai posizionamenti “scadenti” ed il futuro del posizionamento vede <strong>sempre più emarginate le figure “black hat”, a favore del posizionamento “pulito”</strong> realizzato con la cura dei contenuti, l&#8217;originalità degli stessi, la gestione attenta delle parole chiave, la navigabilità e l&#8217;usabilità del sito che favoriscono la permanenza sulle pagine.</p>
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		<title>Cresce il “Made in Italy” delle App</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 11:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Probabilmente sarà difficile veder crescere in Italia dei colossi informatici del calibro di Microsoft ed Apple, ma la spinta data dagli smartphone ha generato un vivacissimo mercato e delle buone realtà aziendali anche nel nostro Paese. “Basta” avere l’idea giusta e un po’ di budget per poter provare ad avere ritorni interessanti in termini di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_275" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/04/woman-showing-a-cell-phone.jpg"><img class=" wp-image-275" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/04/woman-showing-a-cell-phone.jpg" alt="" width="300" height="448" /></a><p class="wp-caption-text"><a href="http://www.publicdomainpictures.net/view-image.php?image=15874&amp;picture=donna-che-mostra-un-telefono-cellulare">Donna che mostra un telefono cellulare</a> di Petr Kratochvil</p></div>
<p>Probabilmente sarà difficile veder crescere in Italia dei colossi informatici del calibro di Microsoft ed Apple, ma la spinta data dagli smartphone ha generato un vivacissimo mercato e delle buone realtà aziendali anche nel nostro Paese. “Basta” avere l’idea giusta e un po’ di budget per poter provare ad avere ritorni interessanti in termini di guadagni. In particolare, per tutte quelle applicazioni create appositamente per smartphone e tablet. Il famosissimo Ruzzle (caso non italiano) per quanto semplice possa sembrare, ha fruttato milioni di dollari al suo inventore!</p>
<p>Un modo per sfuggire alla crisi, del resto, è proprio quello di reinventarsi e provare ad espandersi verso settori in crescita e non stagnanti.</p>
<p>Un flash di questo mercato emergente è stato fornito da Nokia tramite la sua raccolta informativa <strong>Nokia Apps Higlights,</strong> badando che si tratta anche di una visione parziale relativa ai soli smartphone Nokia. Qui possiamo scoprire che <strong>il made in Italy ha ottenuto ottimi risultati</strong> anche in ambito internazionale attraverso la realizzazione di app legate ai giochi e ai servizi per smartphone. Le idee più svariate hanno visto luce, tra cui applicazioni che trasformano un telefono in fotocamera semiprofessionale, altre che sviluppano giochi di ruolo, altre ancora che permettono di individuare il titolo e l’autore di una canzone semplicemente facendola “ascoltare” al telefonino.</p>
<p>Scorrendo questa classifica possiamo individuare nomi tutti italiani dietro le app “di testa”. Forniamo alcuni esempi.</p>
<p><strong>Doom and Destiny</strong> è un’app videogame nata già nel 2011 e realizzata come gioco di ruolo in un mondo fantasy con personaggi improbabili e irreali. Il gioco è stato lanciato da Heart Bit Interactive, azienda piacentina fondata da Nicolotti e Ficarelli, due ragazzi appassionati di videogame. Il gioco ha conquistato il mercato, ma non quello italiano ancora immaturo, bensì quello americano.</p>
<p>Altra applicazione di successo è <strong>CineTrailer</strong>, realizzata dall’azienda Ddm di Dufour e Morganti e capace di essere scaricata due milioni di volte. L’app consente di guardare i trailer dei film preferiti in uscita e di trovare tutti i cinema in cui i film passeranno in sala. Chi sono? Un architetto e un laureato in filologia. Questo per dire che se si acquisiscono le conoscenze e si hanno le idee giuste, non è necessaria una laurea in ingegneria informatica per aver successo.</p>
<div id="attachment_274" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/04/blue-neon-mobile-phone-keypad.jpg"><img class="size-medium wp-image-274" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/04/blue-neon-mobile-phone-keypad-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text"><a href="http://www.publicdomainpictures.net/view-image.php?image=37844&amp;picture=blue-neon-cellulare-tastiera">Blue Neon Cellulare Tastiera</a> di Ian L</p></div>
<p>L’applicazione che consente di individuare le canzoni dall’ascolto si chiama invece <strong>Lyrics</strong>, realizzata dall’italiana MusixMatch, ed è stata scaricata ben dieci milioni di volte: basta accostare uno smartphone alla fonte sonora (radio, tv, pc, altro telefonino) ed il sistema riconosce la musica e le parole andando a cercare in un enorme database di testi e individuando titolo e autore della canzone che in quel momento “proprio ci sfugge” o di cui non abbiamo mai saputo altro se non la melodia.</p>
<p>Ma l’elenco non finisce qui e ritroviamo anche altre app di successo come <strong>Turbo Camera</strong>, che trasforma la fotocamera del cellulare fornendo molte più opzioni potenziate, <strong>Kompass</strong>, capace di fornire una vera e propria bussola sullo schermo, e altre app legate al mondo delle notizie sul calcio e altri giochi di ruolo.</p>
<p>Queste app hanno un ruolo primario soprattutto sul mercato estero, segno di come l’inventiva giusta e le capacità possano premiare e dare sbocchi impensabili in un momento economico complicato. Certo, bisogna avere anche la giusta dose di budget di partenza e… un po’ di fortuna, che non guasta mai.</p>
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		<title>L’ascesa del mercato Apps: possibilità e necessità</title>
		<link>http://www.webmaster-republic.it/267/lascesa-del-mercato-apps-possibilita-e-necessita/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 09:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Gartner – società americana leader nella consulenza in ICT – ha elaborato una stima di ben 25 miliardi di dollari relativa al solo 2013 per il giro di affari che varrà il così detto mercato delle “Apps”, vendute negli App Store digitali come Google Play, Web Apps Apple, Windows Phone Store e simili. Un vero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gartner<a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/03/mercato-apps1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-269" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/03/mercato-apps1.jpg" alt="" width="200" height="278" /></a> – società americana leader nella consulenza in ICT – ha elaborato una <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424127887323293704578334401534217878.html" target="_blank">stima di ben 25 miliardi di dollari</a> relativa al solo 2013 per il g<strong>iro di affari che varrà il così detto mercato delle “Apps”</strong>, vendute negli App Store digitali come Google Play, Web Apps Apple, Windows Phone Store e simili. Un vero e proprio boom che se confermato vedrebbe più che raddoppiare il fatturato rispetto all’anno precedente. L’inarrestabile ascesa del mercato delle Apps vede quindi un occhio di riguardo anche per tutte quelle nuove start up che vedono in questo settore la possibilità di ottenere lauti profitti e di “diventare grandi”.</p>
<p>La possibilità in più che del resto offre questo mercato è quella di essere una zona ad alta concorrenza, <strong>senza particolari barriere all’ingresso</strong>. La testimonianza? Una percentuale attorno al 2-3% delle varie applicazioni proposte riguarda delle Apps realizzate da sviluppatori indipendenti, e se una di queste apps arrivasse in prima pagina sul negozio virtuale della Apple? La vetrina vale qualcosa come un miliardo di dollari.</p>
<p>Anche Google Play conosce una vertiginosa crescita in tutto il mondo e molti giochi un tempo venduti in dvd oggi fanno fior di vendite direttamente sulla vetrina digitale di Google Play, titoli come Gran Theft Auto, Angry Birds e molti altri. Il più recente Store specifico per i Windows Phone ha anche lanciato una <strong>piattaforma volta al coinvolgimento dei programmatori</strong>.</p>
<p>Il <a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/03/mercato-apps2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-270" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/03/mercato-apps2-90x300.jpg" alt="" width="90" height="300" /></a>mercato – come è evidente – è quindi in vero e proprio fermento, in barba ad ogni considerazione sulla famigerata “crisi economica”.</p>
<p>Una “febbre da applicazioni” che vede gli utenti impegnati per circa due ore al giorno a giocare sulle apps mobile. Ma qual è il segreto per poter veramente “lanciare” un’applicazione?</p>
<p>Secondo il <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424127887324582804578346221047028366.html" target="_blank">Wall Street Journal</a>, in ogni caso <strong>non è possibile prescindere dagli investimenti</strong>. Qualsiasi idea, anche se con un fondo vincente, ha bisogno di capitali per essere lanciata con successo nel mercato digitale. Portando alcuni esempi dai programmatori indipendenti stessi, che hanno evidenziato come senza avere un po’ di moneta da investire non sono riusciti a contrastare sul mercato i grandi nomi, racimolando solo briciole. Infatti, se è vero che il mercato non presenta barriere ed è aperto a tutti, è altrettanto vero che è estremamente frammentato tanto da poter contare oltre ottocentomila applicazioni contando esclusivamente il negozio virtuale di Apple. Una vera e propria miriade di Apps che, come è evidente, non possono pensare di poter trovare tutte una larga diffusione, neppure quelle che presentano un’idea innovativa o vincente di base, se non dispongono di moneta con cui cominciare a “scalare la classifica”. <strong>Una strategia di fondo e un budget a disposizione, quindi, sono il minimo</strong> – al di là dell’idea dell’app in sé – del bagaglio da portarsi dietro per poter sperare di ottenere dei risultati in un mercato aperto, ma altamente concorrenziale.</p>
<p>A <a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/03/mercato-apps3.png"><img class="alignright size-full wp-image-268" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/03/mercato-apps3.png" alt="" width="231" height="53" /></a>dispetto del gran numero di applicazioni disponibili, sembra che ogni utente ne utilizzi al massimo otto, scaricandone magari di più, ma lasciandole inutilizzate. Insomma, offerta illimitata per domanda limitata. Gli investimenti? Indispensabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonti: Wall Street Journal</p>
<p>Immagini: apple.com; windowsphone.com; play.google.com.</p>
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		<title>Crashlytics irrompe nel mercato mondiale?</title>
		<link>http://www.webmaster-republic.it/260/crashlytics-irrompe-nel-mercato-mondiale/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 10:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Strumenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Fino ad oggi, se si dice “Crashlytics” poco viene in mente alla maggior parte di profani e addetti ai lavori lato webmaster. Fino ad oggi, appunto. Questo progetto è stato infatti acquisito nientemeno che da Twitter e dunque da questo momento in poi promette sicuri sviluppi. Di cosa si tratta? Il progetto Crashlytics è nato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino ad oggi, <a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/02/crashlytics_banner.png"><img class="alignright size-full wp-image-263" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/02/crashlytics_banner.png" alt="" width="198" height="141" /></a>se si dice “Crashlytics” poco viene in mente alla maggior parte di profani e addetti ai lavori lato webmaster. Fino ad oggi, appunto.</p>
<p>Questo progetto è stato infatti acquisito nientemeno che da Twitter e dunque da questo momento in poi promette sicuri sviluppi. Di cosa si tratta?</p>
<p>Il <strong>progetto Crashlytics</strong> è nato da un gruppo di programmatori “indipendenti” che hanno messo insieme le loro forze per offrire a webmaster ed altri programmatori un nuovo <strong>strumento capace di rilevare problemi e punti critici all’interno di un codice sorgente per mobile e che provocano o che potrebbero provocare un’instabilità complessiva del sistema causando crash a siti e programmi</strong>.</p>
<p>Se finora è stato un prodotto di nicchia, con l’acquisizione di Twitter si potrà mettere globalmente a disposizione questo strumento che identificherà rapidamente falle e bug. Al momento il lancio di Crashlytics è previsto senza limiti solo su piattaforme iOS, ma si sta lavorando per fare altrettanto anche per gli Android.</p>
<p>Il progetto<a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/02/Crashlytics_Twitter_Acquisition.png"><img class="alignright size-medium wp-image-261" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/02/Crashlytics_Twitter_Acquisition-300x252.png" alt="" width="300" height="252" /></a> è partito soltanto un anno fa con l’intento preciso di coprire questo problema non tutelato sulle applicazioni per smartphone. <strong>Visto il gran numero di dispositivi differenti nel mondo, era pressoché impossibile testare ogni singolo modello e prevedere tutti i possibili bug</strong> prima del rilascio di un’app. Allo stesso modo era piuttosto complicato, laddove i problemi si manifestassero, riuscire a capire quale ne fosse la causa principale e il solo “strumento” che si aveva per tentare di risolvere un problema erano i feedback diretti da parte degli utilizzatori. Con Crashlytics si dice addio a tutto ciò e viene fornito un potente strumento che rende molto più immediate le soluzioni sui crash. <strong>Si otterrà immediatamente la precisa linea di codice sorgente che ha causato un problema</strong>, consentendo di risolverlo molto rapidamente.</p>
<p>Gli sviluppatori di Crashlytics pur dimostrandosi entusiasti di lavorare con Twitter, assicurano che si tratta soltanto di un’unione di forze che accrescerà le release di build, e che lo sviluppo dello strumento continuerà indisturbato anche dopo questa importante acquisizione con l’obiettivo di fornire le principali conoscenze di performance sulle app “per tutti i clienti: attuali, nuovi, grandi e piccoli”.</p>
<p>Non è<a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/02/crashlytics-iphone.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-262" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/02/crashlytics-iphone-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a> ancora chiaro se e come Twitter diffonderà il programma sul proprio web, anche perché molteplici sono le possibilità differenti. Una possibilità potrebbe essere quella di integrarlo soltanto nella propria piattaforma interna, mentre l’alternativa è che possa essere disponibile per il download alla community per i clienti enterprise (a pagamento).</p>
<p>In ogni caso questo progetto è stato già abbracciato da aziende web di livello mondiale come Expedia, PayPal e Groupon, ed è <strong>già disponibile (ovviamente in lingua inglese) per il dowload della app direttamente sul sito di Crashlytics</strong>, come confermato nel <a href="http://www.crashlytics.com/blog/crashlytics-is-joining-forces-with-twitter/" target="_blank">post di annuncio dell’unione con Twitter</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Immagini: Morguefile e Crashlytics</p>
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		<title>Come creare un assistente virtuale “a costo zero” con Voki</title>
		<link>http://www.webmaster-republic.it/252/come-creare-un-assistente-virtuale-a-costo-zero-con-voki/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2013 10:01:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Strumenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle caratteristiche che possono far più comodo su un sito web, in particolare per quei siti in cui è necessario fornire una serie di informazioni, è quella di avere un assistente virtuale che possa rispondere alle domande più comuni (in luogo o affiancato alla classica pagina “FAQ”, Frequently Asked Question). Se le risposte da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle caratteristiche che possono far più comodo su un sito web, in particolare per quei siti in cui è necessario fornire una serie di informazioni, è quella di avere <strong>un assistente virtuale che possa rispondere alle domande più comuni</strong> (in luogo o affiancato alla classica pagina “FAQ”, Frequently Asked Question).</p>
<p>Se le risposte da fornire non prevedono una valutazione “umana” diretta, allora può essere indicato umanizzare le informazioni stesse, utilizzando un assistente virtuale, vale a dire un personaggio dalle sembianze umane che fornisca direttamente a “viva voce” delle informazioni. È possibile realizzarlo senza spendere fior di quattrini, ma affidandosi ad un servizio che nella sua versione base si mantiene ancora oggi a costo zero. Stiamo parlando di <strong>“Voki”,</strong> l’assistente virtuale che si può realizzare su <a href="http://www.voki.com/" target="_blank">Voki.com</a>. In pochi minuti avrete a disposizione il vostro assistente e il relativo codice per incorporarlo nelle vostre pagine web.</p>
<p>L’interfaccia del sito è disponibile solo in inglese, ma per <a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/01/voki.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-256" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2013/01/voki-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" /></a>chi ha un minimo di pratica con questa lingua rimane un sistema molto semplice da usare.  Scopriamo quali sono i passi che ci porteranno ad ottenere il nostro assistente virtuale pronto sul sito cui ci interessa implementarlo.</p>
<p>-          <strong>Registrare un proprio account gratuito</strong>. È necessario registrarsi al sito compilando un form obbligatorio, in cui comunicherete anche la vostra mail. Una volta completata, riceverete nella casella mail la notifica da parte di Voki su cui basterà cliccare per attivare il proprio account gratuito.</p>
<p>-          <strong>Interfacce “Create” e “My Voki”</strong>. A questo punto, avrete accesso all’interfaccia “Create” e “My Voki” che vi permettono di creare gli assistenti virtuali e visualizzare una gallery sempre a disposizione di quelli creati.</p>
<p>-          <strong>Creare</strong> <strong>un Voki</strong>. Il pannello che vi compare nel tab “Create”, vi permetterà di creare un vostro assistente “cartoon” dalle sembianze umane o anche “non-umane” con piena libertà di fantasia. Nell’anteprima senza accesso, potrete vedere solo una piccolissima selezione dei personaggi disponibili. In più, ogni personaggio può essere ampiamente personalizzato (capelli, tratti somatici, vestiti e sfondo) tramite le funzionalità presenti in “Customize your character”. Non solo nelle forme, ma anche nei colori e, soprattutto, nella voce. Sceglierete infatti l’accento italiano per poter far pronunciare correttamente all’assistente ciò che vorrete fargli dire.</p>
<p>-          <strong>Dare voce al Voki</strong>. Una volta completato l’aspetto estetico dell’assistente, potrete scegliere cosa comunicare ai vostri utenti in quattro diverse vie: registrazione tramite telefonata; registrazione tramite player del computer attraverso microfono; caricamento di un file mp3, wma o wav già registrato; inserimento di un testo scritto che sarà ripetuto con l’accento linguistico da voi impostato. Quest’ultima è l’opzione più immediata, ciò non toglie che potrete registrare anche la vostra stessa voce se non siete soddisfatti della resa della voce computerizzata che legge il vostro testo (anch’essa personalizzabile).</p>
<p>-          <strong>Salvare il Voki</strong>. Una volta completata anche la sezione “voce”, siete pronti per salvare il vostro assistente virtuale cliccando su “Publish”, che salverete con un nome. Potrete salvare più Voki differenti. Ognuno di essi sarà dotato di un codice che si dovrà semplicemente copincollare in quello delle vostre pagine html di riferimento.</p>
<p><strong>Il Voki non è realizzato per un uso commerciale</strong>.<strong> In caso di sito commerciale, un procedimento simile può essere compiuto sul sito <a href="http://www.sitepal.com/" target="_blank">sitepal.com</a></strong>. Qui gli assistenti hanno un aspetto meno cartoon e più reale e fotografico, ma in questo caso sono disponibili solo 15 giorni di prova gratuita per poi dover versare <strong>9,95 dollari al mese</strong> per continuare ad utilizzarlo.</p>
<p>Qui in basso presentiamo un <strong>video tutorial in inglese</strong>, ma molto chiaro, su come realizzare un assistente virtuale Voki.</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/vMSKmVhakFE?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Google celebra Ada Lovelace, prima programmatrice della Storia</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Dec 2012 12:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 10 dicembre 2012 Google ha dedicato un “doodle” ad Ada Lovelace, considerata universalmente la prima programmatrice della Storia. Potrà forse sorprendere che questo titolo spetti ad una donna, ma sorprende ancor di più pensare che Ada visse nella prima parte dell’Ottocento e realizzò quello che viene considerato il primo algoritmo pensato per una macchina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_243" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2012/12/ada-lovelace-1.jpg"><img class=" wp-image-243" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2012/12/ada-lovelace-1.jpg" alt="" width="250" height="335" /></a><p class="wp-caption-text">Ritratto di Ada Lovelace</p></div>
<p>Il 10 dicembre 2012 Google <a href="http://www.google.com/doodles/ada-lovelaces-197th-birthday" target="_blank">ha dedicato un “<em>doodle</em>” ad Ada Lovelace</a>, considerata universalmente la <strong>prima programmatrice della Storia</strong>. Potrà forse sorprendere che questo titolo spetti ad una donna, ma sorprende ancor di più pensare che Ada visse nella prima parte dell’Ottocento e realizzò quello che viene considerato il primo algoritmo pensato per una macchina (e quindi il primo “software”) addirittura nel 1843.</p>
<p>Quanti programmatori e webmaster di oggi conoscono la sua storia? Probabilmente in pochi. Ecco perché diamo qui risalto a questa grande donna che, già di nascita, non era una persona qualunque.</p>
<p>Ada, infatti, nacque nel 1815 e fu <strong>figlia del celeberrimo poeta inglese Lord Byron</strong> e della matematica Anna Milbanke. Nonostante l’illustre padre, non ebbe con lui alcun contatto dal momento che i genitori si separarono quando lei aveva soli due anni e la sola figura familiare che ebbe vicina fu quella della madre, che, come una sorta di “dispetto” al per nulla amato ex marito, fece di tutto per avviarla verso materie opposte a quelle trattate da Byron.</p>
<p>Ada fu quindi avviata a studi matematici approfondendo concetti e affinando le sue capacità grazie a illustri matematici del tempo quali Mary Somerville e Augustus De Morgan. Assunse il cognome Lovelace dopo essersi sposata con il Conte di Lovelace nel 1835. Nonostante le grandissime capacità matematiche, Ada aveva comunque ereditato dal padre una fervida immaginazione e spesso e volentieri ragionava per metafore nello spiegare i suoi concetti, in quella che lei stessa definì da giovane “scienza poetica”.</p>
<p>Il “momento topico” della sua vita scientifica fu nel 1843 quando<strong> incontrò e lavorò assieme al matematico di Cambridge Charles Babbage</strong>, il quale stava progettando da diversi anni l’idea di un <strong>calcolatore meccanico</strong> strutturato in veinticinquemila parti da assemblare. Ada fu particolarmente presa da questo progetto e curò per Babbage e l’italiano Luigi Menabrea una serie di appunti che descrivevano dettagliatamente ciò che la macchina doveva essere in grado di fare: u<strong>no strumento capace di essere programmato e di agire secondo le istruzioni generali fornite</strong>. Le note si rivelarono più preziose dello stesso articolo e andarono oltre, configurando con lungimiranza i concetti di intelligenza artificiale che andasse anche oltre le sole capacità di calcolo tanto da rendersi indispensabile per la scienza futura. Allegò quindi anche quello che è considerato<strong> il primo programma della Storia: un algoritmo in grado di calcolare i numeri di Bernoulli</strong> implementato sulla “macchina di Babbage” (che non vide tuttavia mai luce). Anche se la specifica macchina pensata da Babbage non fu mai realizzata, gli appunti ed i concetti di Ada Lovelace si rivelarono fondamentali per il prosieguo della storia dell’evoluzione dei computer.</p>
<p>La storia di<strong> Ada Lovelace</strong>, già Byron, è fondamentale per <a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2012/12/ada_lovelaces_2.jpg"><img class="alignright  wp-image-242" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2012/12/ada_lovelaces_2-300x116.jpg" alt="" width="377" height="145" /></a>tutta la storia dei computer. La scelta di Google di dedicarle un doodle, non è certo dettata dal caso: se oggi programmatori e webmaster sono grado di lavorare su velocissime piattaforme, di condividere informazioni su scala mondiale, di utilizzare tablet e notebook con velocissimi sistemi operativi, lo si deve grazie al primo seme che gettò nel lontano 1843.</p>
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		<title>3 motivi per non affidarsi ciecamente al tool “Rifiuta link” di Google</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 09:57:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Strumenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Da circa un mese è disponibile un nuovo strumento tra i tool per webmaster messi a disposizione da Google. Si tratta del tool “Rifiuta link” (disavow links), che è stato implementato per dare ai webmaster un rapido strumento che rimuova tutti quei link non desiderati e di spam verso il nostro sito che possono compromettere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da circa un mese è disponibile un nuovo strumento tra i tool per webmaster messi a disposizione da Google. Si tratta del tool “<strong>Rifiuta link</strong>” (disavow links), che è stato implementato per dare ai webmaster un rapido strumento <strong>che rimuova tutti quei link non desiderati e di spam verso il nostro sito</strong> che possono compromettere il ranking e penalizzare il sito da quando è attivo il nuovo algoritmo Google Penguin.</p>
<p>In particolare, con Rifiuta Link diventa <strong>possibile inviare un testo a Google contenente l’elenco dei presunti siti di spam</strong> verso le proprie pagine web. Questo è stato fatto per aggiungere un’ulteriore freno alle attività scorrette di link building. Tuttavia, lo strumento va usato <a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2012/11/rifiutalink.png"><img class="alignright size-full wp-image-236" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2012/11/rifiutalink.png" alt="" width="445" height="230" /></a>soltanto da webmaster responsabili e comunque con massima attenzione, per alcuni motivi che spieghiamo qui di seguito.</p>
<p>Sicuramente, in un primo momento alcuni webmaster potrebbero essere entusiasti di questa nuova possibilità, ma prima di cominciare ad inviare a Google liste di link attraverso questo strumento, dobbiamo tenere a mente quelli che sono i suoi <strong>punti deboli</strong>. Esistono ad oggi tre ottime ragioni per evitare di utilizzare questo strumento.</p>
<p><strong>Ragione 1. Piccoli errori possono avere gravi conseguenze. </strong></p>
<p>Come detto poc’anzi, per presentare a Google tramite questo strumento i collegamenti da rifiutare, si deve compilare un file di testo che descrive quali sono questi collegamenti nello specifico o quali domini si vogliono bloccare, assieme ai commenti sul perché dovrebbero essere fatto. <strong>Le informazioni vanno organizzate nel modo seguente:</strong></p>
<p>-          Tutti i link dovrebbero essere elencati così come sono (es. http://www … …. .html)</p>
<p>-          Nel caso di domini da bloccare, invece, bisogna farli precedere dalla dicitura “domain:” (ad esempio “domain:webmaster.com”)</p>
<p>-          I commenti vanno inseriti dopo il segno # (esempio: “# non sono riuscito a raggiungere il webmaster di questo sito per ottenere la rimozione del link”)</p>
<p>Ognuno di questi elementi andrebbe elencato in una propria riga, indipendentemente dal numero di link da presentare per il rifiuto. Una volta fatto questo lavoro, si può caricare sullo strumento “Rifiuta link” all’interno di Google Webmaster Tools.</p>
<p>Il processo sembra apparentemente semplice, tuttavia se un sito è particolarmente grande o se la serie dei back link è particolarmente complessa, aumenterà al contempo la <strong>possibilità i errori di battitura o di altri errori </strong>che possono cambiare il modo in cui i programmi di Google interpreteranno i dati ricevuti.</p>
<p>Google da la possibilità di poter caricare successivamente dei file con delle correzioni, ma potrebbe essere troppo tardi perché la riparazione dei link può impiegare anche mesi, provocando intanto gravi perdite nel traffico web.</p>
<p><strong>Ragione 2. Identificare dei link non desiderati è un processo che richiede tempo</strong></p>
<p>La <strong>scelta dei link da segnalare non deve essere frettolosa</strong>. Si può tranquillamente incappare in link che consideriamo negativi quando in realtà non lo sono. La stessa identificazione dei bad link non è semplicissima. Bisogna utilizzare per questo altri programmi come Majestic SEO e valutare anche quei link che sembrano lontanamente sospetti. Prima di inviare la lista a Google, è importante svolgere i dovuti controlli per separare in modo chiaro i link “buoni” da quelli “cattivi”.</p>
<p><strong>Ragione 3. Disconoscere link potrebbe non avere alcun impatto sulle prestazioni del sito</strong></p>
<p>Soprattutto se, come detto negli altri due punti, non viene fatta una buona ed attentissima cernita dei link da segnalare, così come se molti bad link restano comunque attivi perché non individuati. In questi casi, difficilmente il nostro link potrà trarre giovamento dall’utilizzo dello strumento.</p>
<p>Ecco perché, alla fine dei conti, conviene utilizzare “Rifiuta link” <strong>solo se si è ben consapevoli di ciò che si vuol segnalare e del modo in cui lo si sta facendo</strong>. In caso contrario si potrebbe incappare in veri e propri “disastri” involontari.</p>
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		<title>Yepty.com: la riscoperta del valore dei contenuti</title>
		<link>http://www.webmaster-republic.it/227/yepty-com-la-riscoperta-del-valore-dei-contenuti/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Oct 2012 10:18:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Strumenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Mancava forse un sito che aiutasse i webmaster ad organizzare ed a pianificare gli annunci pubblicitari in base ai contenuti del proprio sito, aiutando anche a suggerire strategie e a creare dei nuovi flussi di entrata. È arrivato oggi direttamente dal Regno Unito, con yepty.com. Il sito è dotato di un servizio che consente di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mancava forse un sito che aiutasse i webmaster ad organizzare ed a pianificare gli annunci pubblicitari in base ai contenuti del proprio sito, aiutando anche a suggerire strategie e a creare dei nuovi flussi di entrata.</p>
<p>È arrivato oggi direttamente dal Regno Unito, con <a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2012/10/yepty2.png"><img class="alignright  wp-image-228" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2012/10/yepty2-300x97.png" alt="" width="380" height="122" /></a><a href="http://yepty.com/" target="_blank"><strong>yepty.com</strong></a>. Il sito è dotato di un servizio che consente di rendere i contenuti maggiormente redditizi per il pay per click, grazie all’approccio di utilizzo di testi più pertinenti. Il servizio ha così dato una risposta alle esigenze che molti imprenditori del web hanno dovuto affrontare dopo l’introduzione della nuova modalità di ricerca e valutazione siti da parte di Google (con l’algoritmo Penguin). In che modo? Yepty.com individua <strong>quattro punti focali degli annunci:</strong> diversità dei formati pubblicitari, usabilità per l’utente, pertinenza, rispetto per il pubblico. Grazie a questa ulteriore selezione degli annunci, <strong>gli importi monetizzabili possono crescere in media anche dell’80%</strong>, senza che le pagine web perdano in velocità di caricamento e senza nessuna deviazione per i visitatori.</p>
<p>Fondatore di Yepty.com è <strong>Andrei Tsitovets</strong>, il quale spiega in poche parole ciò che lo ha spinto in questa nuova avventura: “ La produzione di contenuti unici richiede tempo e fatica e questo comporta che, spesso, gli addetti del settore soffrano di carenza di strumenti che aiutino i contenuti verso la remunerazione. Prima di iniziare lo sviluppo di Yepty (circa sei mesi fa) abbiamo fatto molte ricerche e analisi con il tentativo di trovare quali sono le problematiche che non consentono ai webmaster di ottenere il massimo dai propri contenuti. Una volta raccolti i dati relativamente ai punti deboli e determinati di conseguenza i punti di forza che Yepty doveva possedere, abbiamo determinato come il servizio doveva funzionare per essere efficace. In seguito, abbiamo sviluppato il servizio conformemente alla visione così elaborata.”.</p>
<p>Poche parole, ma che rendono chiaro come Yepty colmi un vuoto che si era venuto a creare.</p>
<p><a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2012/10/yepty1.jpg"><img class="wp-image-229 aligncenter" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2012/10/yepty1.jpg" alt="" width="668" height="391" /></a></p>
<p><strong>L’ampia disponibilità di formati pubblicitari</strong> è il fattore chiave per quei webmaster che cercano di monetizzare la maggior parte dei propri contenuti senza altri problemi indesiderati. Yepty propone una varietà di <strong>sette formati di annunci</strong>, sia con contenuto integrato nel testo che statici. <strong>Si va quindi dagli annunci nel testo fino agli annunci attraverso le immagini, tutti con impostazioni personalizzabili</strong>. Ne consegue che la maggior parte dei contenuti stessi di una pagina possono essere coinvolti nella pubblicizzazione degli annunci.</p>
<p>Vale la pena ricordare, poi, che Yepty dimostra interesse non solo per il reddito di webmaster e blogger, ma anche per l’esperienza di navigazione dei visitatori. Tutti gli annunci, infatti, sono progettati e sviluppati in modo da attirare l’attenzione, ma non con l’intento di deviarla altrove. Questo è il tipo di approccio giusto per poter ottenere anche un certo seguito e una fedeltà da parte degli utenti e per riuscire a <strong>fornire un vero e proprio servizio fornendo annunci contestuali realmente utili, che generano perciò maggiori click</strong>.</p>
<p>Un&#8217;altra delle innovazioni fondamentali che potrebbe essere considerata un valore aggiunto da parte degli addetti ai lavori del web, è la possibilità di ridurre al minimo il tempo in cui il servizio di annunci pertinenti può essere già operativo sul proprio sito: attualmente <strong>bastano cinque minuti per vedere Yepty installato e funzionante</strong>. Il team di sviluppo del servizio ha già ricevuto elogi da blogger e proprietari di siti web che ne hanno sottolineato l’elevata usabilità.</p>
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		<title>Aumentare le visite al sito grazie alle immagini</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Aug 2012 11:57:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risorse]]></category>

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		<description><![CDATA[Un buon modo per poter incrementare le visite al proprio sito è quello di ricavarle anche indirettamente dalle visite nelle ricerche effettuate su Google Immagini. Questa possibilità non va lasciata al caso, ma va piuttosto potenziata ottimizzando le immagini appositamente per essere trovate dal motore di ricerca, e ricevere così ulteriori visite. Si tratta quindi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un buon modo per poter incrementare le visite al proprio sito è quello di <strong>ricavarle anche indirettamente dalle visite nelle ricerche effettuate su Google Immagini</strong>. Questa possibilità non va lasciata al caso, ma va piuttosto potenziata ottimizzando le immagini appositamente per essere trovate dal motore di ricerca, e ricevere così ulteriori visite.<a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2012/07/aumentare-visite-con-immagini.jpg"><img class="alignright  wp-image-224" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2012/07/aumentare-visite-con-immagini.jpg" alt="" width="241" height="196" /></a></p>
<p>Si tratta quindi di <strong>indicizzare le immagini su Google</strong>. Come possiamo fare a renderle utili ai nostri obiettivi? Per prima cosa è necessario <strong>nominare la foto in modo che descriva ciò che vediamo</strong> (ad esempio logo_apple.jpg) senza lasciare spazi vuoti, ma sostituendolo con un trattino in modo da facilitare google nella ricerca. In secondo luogo è possibile <strong>inserire delle parole chiave</strong> modificando il codice html inserendo l’attributo <strong>“alt=”</strong> subito dopo l’immagine. Nel caso di Apple potremmo ad esempio inserire come parole chiave “Apple, logo Apple, casa di Cupertino”.</p>
<p>A venirci incontro c’è anche il tag <strong>“title”</strong> che possiamo inserire subito dopo il tag “alt” e che permette di inserire <strong>una descrizione della foto</strong>, nel caso di esempio potremo inserire title=”il logo di Apple”.</p>
<p><strong>La scelta dell’immagine</strong> poi deve essere il più possibile legata a quanto si scrive nel post proposto <strong>e la descrizione e le parole chiave utilizzate sull’immagine devono essere ripetute alcune volte nel post</strong> stesso, meglio se nei pressi della foto.</p>
<p>Indicizzare in questo modo la foto non porta via in realtà molto tempo e si tratta di un buon trucco perché l’immagine “scali” le altre su Google Immagini portando così a incrementare le visite. Perché possano vedersi i risultati dell’indicizzazione, però, è <strong>necessario aspettare del tempo</strong>, dal momento che l’aggiornamento dello spider di google immagini può impiegare anche uno o due mesi.</p>
<p>Uno dei problemi che si può facilmente far notare a questo punto è che Google si interpone tra l’immagine scelta ed il nostro sito tramite un frame dedicato all’immagine che impedisce la visita diretta al sito. Questo frame può però essere facilmente aggirato <strong>facendo in modo che chi clicca l’immagine da Google Immagini arrivi in realtà direttamente sul nostro sito</strong>. Basterà infatti modificare l’html inserendo uno <strong>script specifico nel tag “head”</strong>, che riportiamo qui di seguito:</p>
<p>&lt;script type=&#8221;text/javascript&#8221;&gt;<br />
&lt;!&#8211;// if (top.frames.length!=0) top.location=self.document.location; //&#8211;&gt;<br />
&lt;/script&gt;</p>
<p>Fatto ciò, cliccando sull’immagine da Google Immagini, <strong>gli utenti saranno direttamente reindirizzati sul sito</strong>, “saltando” il frame di interposizione e portando nuovi visitatori sulla pagina web vera e propria.</p>
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		<title>I consigli di Google sul markup semantico</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2012 07:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Mele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Motori di Ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Da pochi mesi Google sta implementando il suo sistema di ricerca con la cosiddetta “ricerca semantica”: vale a dire che Google non fornirà solo un elenco di link, ma potrà fornire anche risposte più approfondite calibrando nel modo migliore le richieste degli utenti. Questi cambiamenti interessano in particolare chi ha un sito già indicizzato, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da pochi mesi Google sta implementando il suo sistema di ricerca con<a href="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2012/07/markup-semantico-google.jpg"><img class="alignright  wp-image-220" src="http://www.webmaster-republic.it/wp-content/uploads/2012/07/markup-semantico-google-300x200.jpg" alt="" width="282" height="188" /></a> la cosiddetta “<strong>ricerca semantica</strong>”: vale a dire che Google non fornirà solo un elenco di link, ma potrà fornire anche <strong>risposte più approfondite</strong> calibrando nel modo migliore le richieste degli utenti. Questi cambiamenti interessano in particolare chi ha un sito già indicizzato, per poter continuare ad ottimizzare l’indicizzazione.</p>
<p><strong>In cosa consiste la ricerca semantica?</strong> L’obiettivo dichiarato di Google è quello di permettere al motore di ricerca di capire ciò che si intende dire con le parole, raggiungerne il reale significato al di là delle parole-standard digitate, in modo da poter ricevere dei risultati più pertinenti. Questa evoluzione porterà a dei cambiamenti da effettuare sul <strong><em>markup semantico</em></strong> delle pagine web, per consentire a Google di continuare a trovarle anche utilizzando la nuova modalità di ricerca (che in ogni caso si affianca, e non si sostituisce, alla precedente).</p>
<p>A tal proposito <strong>il blog ufficiale di Google</strong> per i webmaster ha pubblicato un approfondimento, <strong>“On web semantic”</strong>, per sottolineare l’importanza del markup semantico nell’indicizzazione e fornire alcuni consigli pratici. Il post si può leggere integralmente andando su <a href="http://googlewebmastercentral.blogspot.it/2012/07/on-web-semantics.html" target="_blank"><strong>questa pagina web</strong></a>.</p>
<p>Strutturare il sito web secondo il <em>mark up semantico</em>, inoltre, lo rende <strong>più accessibile e professionale</strong>. Le tabelle, ad esempio, non devono ancora essere usate per scrivere all’interno del testo, ma solo per il loro utilizzo tipico: quello di contenere dati e valori numerici. Infine, fornisce alcuni <strong>accorgimenti utili per migliorare l’accessibilità</strong> con tutto ciò che è opportuno “non fare”.</p>
<p>Tutti questi aspetti sono in ogni caso da tenere in estrema considerazione anche <strong>per la realizzazione di nuovi progetti web</strong>, per non vedersi costretti in tempi brevi a doverli rivedere dalle fondamenta.</p>
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